venerdì 29 aprile 2016
PICCOLA GUIDA AL CONCORSO. IV, LE TRACCE.
Pare che, da un primo sondaggio, la traccia più "difficile" tra le proposte di ieri sia stata quella che chiedeva come comunicare ai giovani il nostro patrimonio culturale.
E' chiaro che lo svolgimento di questa prova, così come delle altre, andava interpretato sempre secondo i dettami fondamentali dell'acquisizione delle competenze necessarie e fondanti per l'esercizio della cittadinanza attiva e per l'inclusione di TUTTI nella vita democratica del paese e dell'Unione Europea.
In tal senso, bisognava, quindi, soffermarsi su alcuni elementi chiave, primo fra tutti il principio di "identità" e di "appartenenza" ad una comunità, inserendolo in una problematica che deve necessariamente fare i conti con la complessità del nostro mondo contemporaneo, la "memoria a breve termine" che caratterizza gli attuali stili di apprendimento dei giovani e l'idea di "comunità allargata" che l'Europa ci chiede di veicolare e di abbracciare.
Una traccia del genere è la più indicativa di ciò che ci si attende dai nuovi docenti, la capacità di formare individui "implicati".
Mi soffermo su questo punto che è essenziale ai fini di qualsiasi altra traccia vi verrà proposta.
La neurodidattica "implicata", che è alla base delle nuove tendenze dell'insegnamento-apprendimento, comporta una partecipazione attiva del docente, in quanto "io" ausiliario nella relazione pedagogica e nella conseguente circolazione della parola e della comunicazione verbale.
I principi della neurodidattica prevedono, per forza di cose, ambienti di apprendimento e contesti multidisciplinari, quindi aperti alla "molteplicità" ed alla "complessità" (principi cardine del mondo attuale),
La resilienza, ossia la resistenza che ogni individuo cerca di mettere in atto quando gli si chiede di "uscire dal sé " e di affrontare la diversità e, quindi, l'altro da sé, necessita di strategie di mediazione individualizzate che tengano conto :
-dell'individuo e del suo contesto interpsichico ed intrapsichico;
- del principio, ormai riconosciuto e dimostrato dagli studi delle neuroscienze, che l'individuo NON è IMMODIFICABILE.
Ogni azione, quindi, va diretta alla formazione progressiva di un SOGGETTO INTEGRATO.
Il soggetto integrato dovrà essere in grado, nel corso della sua vita, e in seguito alle varie esperienze di formazione, di:
-adattarsi al cambiamento e, se necessario, provocarlo;
- conoscere se stesso ed i suoi desideri;
-superare le innate spinte regressive-libidico-egoistiche;
riconoscersi nell'altro e rapportarsi ad esso pur nel mantenimento della propria identità;
accettare attivamente la diversità in ogni sua manifestazione
In definitiva:
RAPPRESENTARSI COME PARTE INTEGRANTE, INTEGRATA ED ATTIVA DI UN SISTEMA COMPLESSO E DINAMICO, CONTINUAMENTE IN TRASFORMAZIONE.
In tale contesto, la comunicazione del valore del nostro patrimonio culturale assume un significato assai rilevante, poiché esso contribuisce alla formazione di questo individuo, fornendogli quegli strumenti di consapevolezza, di appartenenza, di riconoscimento della diversità, di coscienza della complessità che sono alla base della sua stessa formazione individuale e della sua vita nella società.
Il primo passo che va fatto, in tal senso, è la conoscenza diretta dei beni culturali del proprio territorio, di come si è formata la cd. identità culturale dell'ambiente nel quale lo studente vive, della stratificazione storica, antropologica e etnologica di ciò che ha contribuito alla realizzazione della comunità odierna.
Le strategie sono molteplici, prima fra tutte, a mio avviso, va messa in atto la conoscenza sul campo, e, quindi, la visione diretta dei beni culturali locali, con visite guidate e laboratori di archeologia, storia, storia dell'arte tesi alla decodificazione della cultura materiale dei reperti storici ed artistici.
Altro elemento fondamentale sta nel confronto con i grandi processi dinamici italiani ed europei, al fine di comprendere il valore che la "località" ha di fronte al quadro generale.
La realizzazione di video, power- point- di gallerie fotografiche, di piccoli musei virtuali del territorio, di visite guidate realizzate dagli studenti stessi, l'adozione di uno o più monumenti, di mini spot sul patrimonio del nostro territorio, di eventi tesi alla valorizzazione e gestiti dai ragazzi può renderli parte attiva del processo e veicolare in loro la consapevolezza di possedere un patrimonio di valore inestimabile, frutto della complessa dinamica che è la storia dell'uomo sulla terra.
Vi invito a dare uno sguardo ai progetti da me realizzati, negli anni trascorsi, per il Museo Provinciale di Avellino, li trovate in rete.
Museo Narrante, Laboratori didattici per le scuole, realizzazione di visite animate, musei installati nelle scuole e realizzati con il contributo attivo dei ragazzi, guide cartacee editate dagli studenti e così via.
Gli strumenti di cui si sono avvalsi per la loro concretizzazione sono stati quelli del linguaggio narrativo e poetico, della ricerca storico-culturale, dell’ interdisciplinarietà, dell’osservazione diretta sul campo e del linguaggio audiovisivo.
Attraverso un’indagine sistematica del territorio, che ha tenuto conto di ogni aspetto significativo e caratterizzante, i luoghi selezionati sono stati eletti ad emblema di questa terra e proposti come tappe di un viaggio, punti di arrivo o di partenza per ulteriori esperienze di conoscenza e di fruizione.
Per una ricerca più approfondita, guardate i siti di seguito elencati.
http://www.slideshare.net/servizieducativimuseoirpino
http://www.irpiniatv.it/notice_detail.php/tdi-est-locus-tracce-d-irpinia/8601
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=24592
http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2006/07/10/Cronaca/AVELLINO-MUSEO-PROVINCIALE-IRPINO-3000-PARTECIPANTI-AL-PROGETTO-ARKEO_183426.php
Buon lavoro e in bocca al lupo!
giovedì 28 aprile 2016
Prove scritte. Nessuna sorpresa.
C'era da aspettarselo, le prime prove scritte di oggi hanno solo confermato quello che, come avevo anticipato, ci si attendeva. Quindi, concorrenti cari, concentratevi sulle metodologie didattiche e ragionate secondo un'ottica concreta di insegnamento-apprendimento.
Nei miei post precedenti ho a lungo insistito su questi aspetti che sono declinabili in ogni disciplina.
Mi raccomando, insistete su concetti chiari e sulla vostra idea di formazione, siate aderenti alle indicazioni europee, utilizzate una terminologia sintetica, tecnica ma non cadete nel burocratese o nel didattichese. Immaginate sempre di avere davanti a voi gli alunni e progettate, progettate e progettate.
La traccia di oggi sul come comunicare il valore dei beni culturali ai ragazzi era uno splendido esempio di didattica implicata.
Domani sarò più precisa. Intanto, in bocca al lupo!
Nei miei post precedenti ho a lungo insistito su questi aspetti che sono declinabili in ogni disciplina.
Mi raccomando, insistete su concetti chiari e sulla vostra idea di formazione, siate aderenti alle indicazioni europee, utilizzate una terminologia sintetica, tecnica ma non cadete nel burocratese o nel didattichese. Immaginate sempre di avere davanti a voi gli alunni e progettate, progettate e progettate.
La traccia di oggi sul come comunicare il valore dei beni culturali ai ragazzi era uno splendido esempio di didattica implicata.
Domani sarò più precisa. Intanto, in bocca al lupo!
lunedì 25 aprile 2016
PICCOLA GUIDA AL CONCORSO 2016. PARTE TERZA. I BISOGNI FORMATIVI SPECIALI.
Scusandomi per il ritardo, dovuto ad un surplus di impegni lavorativi, pubblico ciò che vi avevo preannunciato.
I BISOGNI FORMATIVI SPECIALI. NORMATIVA, LUOGHI COMUNI DA EVITARE, DIAGNOSI, STRATEGIE E STRUMENTI.
Concentriamoci prima sul concetto di “bisogno” e sulle
sue modalità di rilevazione. Filologicamente, la parola deriva dal latino “bisonium”
concetto che,presente già nella legge Salica, rimanda direttamente alla necessità di cura e
di attenzione.
Ed è su questa accezione che si rende necessaria la
nostra riflessione, qualora si definisca un quadro sia di bisogno, più in
generale, sia di “bisogni educativi speciali”, più in particolare.
In realtà, a ben guardare, non esiste un alunno o una alunna
che non abbia specifici bisogni formativi, poiché non esiste individuo vivente
che non abbia bisogno di cura e di attenzione per crescere e per formarsi.
La ben nota piramide di Maslow gerarchizza i bisogni, partendo da quelli di base ( fisiologia, sicurezza…) per arrivare a quelli apicali ( stima di sé, senso di appartenenza, autorealizzazione). Tali esigenze sono comuni a tutti gli esseri umani, di conseguenza è fondamentale tener sempre presente che, nell’alunno, nello studente, c’è un bisogno profondo di sviluppare competenze non tanto sul piano disciplinare ( anzi, possiamo dire che il concetto di “competenza disciplinare” sia una vera e propria contraddizione in termini) ma sul piano, più complesso e più diffuso, della formazione del sé.
La ben nota piramide di Maslow gerarchizza i bisogni, partendo da quelli di base ( fisiologia, sicurezza…) per arrivare a quelli apicali ( stima di sé, senso di appartenenza, autorealizzazione). Tali esigenze sono comuni a tutti gli esseri umani, di conseguenza è fondamentale tener sempre presente che, nell’alunno, nello studente, c’è un bisogno profondo di sviluppare competenze non tanto sul piano disciplinare ( anzi, possiamo dire che il concetto di “competenza disciplinare” sia una vera e propria contraddizione in termini) ma sul piano, più complesso e più diffuso, della formazione del sé.
La Carta di Ottawa del 1986, redatta dall’OMS, ha
stabilito e fissato un nuovo concetto di
“salute”.
Essa si realizza laddove si venga a creare uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non più semplicemente un’assenza di patologie.
Questa nuova visione pone questioni importanti per chi lavora ed opera nel campo della formazione e dell’educazione, poiché non si può più intendere un BISOGNO EDUCATIVO SPECIALE come uno stato patologico permanente, né come una forma di diversabilità da acquisire passivamente (errore, quest’ultimo che tuttora viene commesso laddove non si operi in team composti da personale informato e accuratamente formato in tal senso).
Essa si realizza laddove si venga a creare uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non più semplicemente un’assenza di patologie.
Questa nuova visione pone questioni importanti per chi lavora ed opera nel campo della formazione e dell’educazione, poiché non si può più intendere un BISOGNO EDUCATIVO SPECIALE come uno stato patologico permanente, né come una forma di diversabilità da acquisire passivamente (errore, quest’ultimo che tuttora viene commesso laddove non si operi in team composti da personale informato e accuratamente formato in tal senso).
Ogni alunno può essere, in una o più delle sue fasi di crescita, un alunno con Bisogni Educativi Speciali, ossia in ogni individuo possono crearsi, in determinate situazioni, ostacoli alla sua capacità di apprendimento, ostacoli che si debbono esaminare e che vanno analizzati costantemente non solo sul piano del “risultati” , delle “perfomances”, ma su quello psicologico e contestuale, del vissuto dello studente.
Per comprenderci, dopo una prima fase di osservazione del
contesto classe, che è contesto di vita e di esperienze e che, quindi, è
contesto da analizzare in tutte le sue manifestazioni ( quindi via dalla testa i "non voglio sapere nulla dei miei alunni, mi interessa solo che studino la mia materia" e altre amenità del genere), si rende necessario, da
parte dell’intera comunità scolastica, la stesura di una “Mappa dei bisogni
formativi”, a seguito della quale, eventualmente, si traccerà uno o vari PEI.
Il “sostegno”, quindi, in un'ottica come quella che stiamo analizzando, non è una funzione attivata dal
solo insegnante “di sostegno”, poiché egli si occupa maggiormente di casi con
certificazione (ma che, ve lo ricordo, è a tutti gli effetti anche insegnante
dell’intera classe e, come tale, va coinvolto nel processo di
insegnamento-apprendimento), il sostegno sui cd. BES è una funzione attivata
dall’intero corpo insegnante sulla comunità di apprendimento e non solo sul
singolo alunno.
A chi continua a dire frasi del tipo “l’alunno X non
capisce quello che legge” o “ se lo chiamo alla lavagna non è in grado di
scrivere” o “non sa fare semplici operazioni matematiche”, pensando, in tal
modo, di aver risolto il suo personale problema per la sua disciplina, voglio ricordare che
non è questo ciò che la scuola richiede ai suoi docenti, non chiede, in primo
luogo, un discorso disciplinare ed individuale, non chiede giudizi netti e definitivi,meno che mai chiede di voltarsi dall’altra parte, chiudendosi nella fortezza della propria materia di insegnamento, lasciando la risoluzione del problema ad
altri.
Il gruppo docente deve lavorare insieme, sia con gli alunni diversamente abili, sia in casi nei quali si verifichino situazioni di bisogni educativi speciali, sforzandosi, in gruppo, di trovare strumenti e strategie didattiche adatte al superamento delle difficoltà.
Il gruppo docente deve lavorare insieme, sia con gli alunni diversamente abili, sia in casi nei quali si verifichino situazioni di bisogni educativi speciali, sforzandosi, in gruppo, di trovare strumenti e strategie didattiche adatte al superamento delle difficoltà.
In tale senso, colui che non segua tale percorso viola
ben 5 articoli della Costituzione Italiana, primo fra tutti l’articolo 3,
ponendosi al di fuori della comunità scolastica e venendo meno nei fatti ai suoi doveri
di formatore.
Già la L. 517/1977 poneva al centro della scuola la
persona, ispirandosi ai principi costituzionali di UGUAGLIANZA e di SOLIDARIETA’.
Gli strumenti introdotti successivamente, inerenti ai bisogni educativi speciali, sono tutti finalizzati alla piena e concreta realizzazione del DIRITTO ALL’EDUCAZIONE, diritto sancito costituzionalmente dagli articoli compresi tra il 30 ed il 38 della nostra Costituzione..
Gli strumenti introdotti successivamente, inerenti ai bisogni educativi speciali, sono tutti finalizzati alla piena e concreta realizzazione del DIRITTO ALL’EDUCAZIONE, diritto sancito costituzionalmente dagli articoli compresi tra il 30 ed il 38 della nostra Costituzione..
Se a ciò aggiungiamo, il Libro Bianco dell’UE (1995) sull’istruzione
e la formazione e l’introduzione del concetto essenziale dell’IMPARARE AD
IMPARARE e, quindi, dell’insegnamento
come attività tesa a far acquisire tutti gli strumenti necessari per l’apprendimento,
inteso come metadisciplina, ci rendiamo conto di quanto siano fuori luogo e
vecchi certi atteggiamenti di chiusura difesi da parte di chi ancora insiste sulle "conoscenze" (o peggio ancora sui "contenuti") come unico elemento di valutazione.
Imparare è imparare a:
-conoscere
-fare
-vivere insieme
-essere.
Ogni istituzione scolastica ha sicuramente i suoi
specifici bisogni formativi ( derivanti dal contesto socio-culturale della sua utenza, oltre che da singole situazioni individuali) che vanno indagati ed analizzati costantemente,
tenendo presente che tali bisogni possono cambiare e possono interessare, nel
corso del tempo, individui diversi in contesti che cambiano a loro volta. In un mondo che muta con una velocità impensabile fino a pochi anni fa, non si può pensare di rimanere fermi su pratiche didattiche e pedagogiche che si sono apprese in passato.
Gli studenti di adesso hanno problemi e vivono situazioni e realtà che dobbiamo sforzarci di comprendere e non di giudicare.
Gli studenti di adesso hanno problemi e vivono situazioni e realtà che dobbiamo sforzarci di comprendere e non di giudicare.
Una classe multiculturale è già di per sé, ad esempio, una classe con Bisogni Educativi Speciali e come tale va trattata.
Questo insieme di elementi ci porta al punto cruciale
della questione: dal concetto, ormai obsoleto, di INTEGRAZIONE ( parola che ancora spesso capita di
ascoltare…), si è ormai passati ad un processo ben più ampio, l’INCLUSIONE, che
ha tutt’altre ricadute in campo formativo. Il gruppo classe, intendendo con
esso docenti e studenti, DEVE aprirsi
per accogliere, attraverso un LAVORO COMUNE, la specificità di ogni bisogno. I
docenti devono progettare e mettere in atto, dopo un lavoro di team e mai
singolo, interventi mirati al successo FORMATIVO di ogni singolo alunno,
partendo da un principio imprescindibile, quello che “Non è mai giusto far
parti uguali tra disuguali” (Don Lorenzo Milani).
Di conseguenza, se mi trovo di fronte ad un allievo con BES, facciamo l’esempio di un allievo con DSA di tipo linguistico, non gli propinerò di certo pagine e pagine di letteratura da leggere ma ovvierò con strumenti alternativi, forniti ampiamente sia dal web che da fonti specializzate.
L’audiolibro (cfr. la splendida operazione che Rai 3 porta avanti da anni con Ad alta voce), ad esempio, sarà un ottimo strumento compensativo, registrerò le mie lezioni e ne fornirò copia ad ogni studente che me la chiederà, oppure pubblicherò in podcast le mie lezioni ( cfr. il lavoro svolto mirabilmente da Luigi Gaudio) il riassunto orale si andrà a sostituire a quello scritto, le mappe concettuali, elaborate insieme ai compagni, in un’ottica di cooperazione attiva, si agganceranno allo studio più tradizionale, i power point verrano utilizzati con più frequenza e saranno messi a disposizione di tutto il gruppo classe,nonché, quando se ne presenterà l'occasione, saranno realizzati dagli stessi alunni ( cfr. la mia esperienza presso il Liceo Maffucci di Calitri, nella sezione Downloads del sito dell'Istituto potete trovare i lavori di Storia realizzati dagli allievi delle classi seconde), al testo argomentativo o all'analisi testuale, sostituirò dei test a risposta chiusa.
Mi preoccuperò di creare costantemente situazioni di peer
to peer, facendo lavorare gli studenti a coppia o in gruppi da me selezionati e
non formatisi spontaneamente, cercherò di attivare al massimo l’ascolto attivo e
modalità di comunicazioni mai assertive o preconfezionate ma calibrate
costantemente sui contesti che avrò di fronte a me, mi attiverò perché la scuola presso la quale lavoro si doti di ogni strumento multimediale adatto al superamento del Bisogno ( software di scrittura vocale / lettoscrittura, LIM, ipertesti specifici; e mi fermo agli strumenti più diffusi).
Non ragionerò in termini di programmi, ma di apprendimenti, non mi concentrerò sull’atto ( correttezza ortografica, coerenza, coesione, analisi) ma sul risultato.
Non ragionerò in termini di programmi, ma di apprendimenti, non mi concentrerò sull’atto ( correttezza ortografica, coerenza, coesione, analisi) ma sul risultato.
E, soprattutto, non lascerò mai indietro lo studente o gli studenti con bisogni specifici, non procederò in aula come se i ragazzi con BES non ci fossero, anzi, testerò su di loro, prima che sugli altri, l’efficacia delle mie strategie, in un’ottica, non smetterò mai di ripeterlo, che si fonda sul principio della ricerca-azione e sull'approccio sistemico, ossia: documentazione dei bisogni-messa in atto di una strategia-verifica della ricaduta-analisi critica ed autovalutazione dei risultati raggiunti-ricalibratura dell’azione- e poi tutto dal principio.
Bene, spero di essere stata abbastanza utile.
Vi rimando, in ogni caso, ai siti dedicati, primi fra
tutti i siti dedicati alla dislessia (www.aiutodislessia.net;
www.didattikamente.net; www.aiditalia.org) ed al preziosissimo documento prodotto dall'associazione mondiale sulla dislessia di cui vi allego il link:
www.aiutodislessia.net/un-prezioso-documento-da-international-dyslexia-association-ida-che-fornisce-utili-strategie-didattiche-per-alunni-dislessici-in-ogni-ordine-di-scuola.
www.aiutodislessia.net/un-prezioso-documento-da-international-dyslexia-association-ida-che-fornisce-utili-strategie-didattiche-per-alunni-dislessici-in-ogni-ordine-di-scuola.
A presto e buon lavoro!
domenica 10 aprile 2016
PROSSIMAMENTE...
Visto il gran numero di visualizzazioni dei post dedicati al concorso docenti, circa 500 in cinque giorni, vi comunico che il prossimo post sarà dedicato alla normativa dedicata ai BES ed ai DSA ma, soprattutto, alle strategie ed alle attività didattiche per l'inclusione. Insomma pratica, pratica e pratica.
Mi permetto di suggerirvi un ottimo testo, usato anche da me per lo scorso concorso. Lo trovate per tutte le classi di concorso. Qui pubblico la foto di quello per le materie letterarie. Inoltre, vi suggerirei di dare uno sguardo al sito del CIDI di Milano. Un vero faro nel mare magnum dei corsi di preparazione.
Nell'attesa, vi fornisco una traccia da svolgere:
Tra le competenze chiave di cittadinanza compare la "Comunicazione nelle lingue straniere". Con quali metodologie e strategie didattiche pluri/interdisciplinari gli insegnanti di L1 ed L2/L3 potrebbero rendere più agevole l'apprendimento delle lingue straniere, lavorando in team?
Per coloro che partecipano ad altre classi di concorso:
Tra le competenze chiave di cittadinanza compare "Acquisire ed interpretare l'informazione". Quali metodologie e strategie didattiche l'insegnante potrebbe mettere in atto per permettere agli studenti di conseguire tale competenza?
Resto a vostra disposizione per ogni dubbio, quesito, perplessità, sostegno.
Mi permetto di suggerirvi un ottimo testo, usato anche da me per lo scorso concorso. Lo trovate per tutte le classi di concorso. Qui pubblico la foto di quello per le materie letterarie. Inoltre, vi suggerirei di dare uno sguardo al sito del CIDI di Milano. Un vero faro nel mare magnum dei corsi di preparazione.
Nell'attesa, vi fornisco una traccia da svolgere:
Tra le competenze chiave di cittadinanza compare la "Comunicazione nelle lingue straniere". Con quali metodologie e strategie didattiche pluri/interdisciplinari gli insegnanti di L1 ed L2/L3 potrebbero rendere più agevole l'apprendimento delle lingue straniere, lavorando in team?
Per coloro che partecipano ad altre classi di concorso:
Tra le competenze chiave di cittadinanza compare "Acquisire ed interpretare l'informazione". Quali metodologie e strategie didattiche l'insegnante potrebbe mettere in atto per permettere agli studenti di conseguire tale competenza?
mercoledì 6 aprile 2016
PICCOLA GUIDA AL CONCORSO 2016. PARTE SECONDA. LA LINGUISTICA.
Il concorso 2012 aveva, tra le sue tracce, questa:
Esplicitare le principali differenze tra lingua scritta e lingua parlata in vista di specifici percorsi di sviluppo delle abilità linguistico-comunicative.
Bene, proviamo a tracciare una scaletta.
In primo luogo riflettiamo sulla trasversalità della lingua italiana, da materia con un proprio statuto disciplinare a materia contaminata, veicolo per l'apprendimento.
L'UE, nel definire il concetto di "curricolo per competenze chiave", indica la L1, ossia la lingua madre, come uno strumento base per raggiungere tali competenze. Vi rimando per questo alle otto competenze chiave ed al curricolo verticale, nonché al concetto di longlife learning.
Ne consegue, quindi, che l'insegnamento di L1, collocato nell'asse linguistico, travalica tali confini e si colloca in un quadro più ampio, destinato all'acquisizione del saper fare, e, meglio ancora, per usare una definizione famosa, del "saper fare con ciò che si ha".
L'educazione linguistica è il primo segno di democrazia di una scuola e di un ente di formazione ed educazione nazionale, poiché essa stessa è democratica, garantendo a tutti i mezzi per il raggiungimento del diritto alla parola e, quindi, del diritto alla cittadinanza ed alla cittadinanza attiva.
Il mondo attuale, così influenzato da enti informali di formazione, sta vivendo una sorta di ritorno alle identità dialettali, soprattutto nelle aree interne e nelle classi sociali meno colte, ossia che meno hanno necessità, o meno credono di averne, di esprimersi su più livelli comunicativi e con differenti registri linguistici. Il dialetto, ovviamente, come eredità identitaria e culturale, non va demonizzato né censurato, nemmeno all'interno dell'ambiente di apprendimento scolastico.
Tuttavia bisogna fare in modo che non accada il fenomeno opposto, ossia che alcuni gruppi di persone non si rivelino più in grado di utilizzare la propria lingua madre e, quindi, vengano esclusi dalla partecipazione attiva e democratica alla vita del proprio paese, rinunciando a sviluppare in loro le competenze chiave.
Punto fondamentale dell'insegnamento della lingua, quindi, è il percorrere l'Asse diafasico, ossia l'incontro tra l'italiano parlato, quello degli alunni, e l'italiano "aulico", burocratico dello standard scolastico. Senza questa consapevolezza, ossia senza lo sforzo a voler e dover migliorare le complessive capacità socio-semiotiche e linguistico-culturali per TUTTI non c'è formazione e non c'è democrazia nel processo di insegnamento-apprendimento.
Parole chiave sono:
-mobilità= al fine di raggiungere un traguardo minimo, sapersi dislocare su piani comunicativi diversi, smontando e rimontando le strutture linguistiche;
-dialogicità= l'azione costante del formatore di porre domande, problematizzare senza mai fornire soluzioni precostituite, comunicare intersoggettivamente.
In tal senso, la mobilità si definisce più complessivamente in sintattica-testuale e cognitiva.
Nella lingua scritta, ciò che risulta fondamentale è l'attività di combinare frasi, acquisire e far acquisire consapevolezza delle differenti scale di combinazioni dei testi e delle frasi, salvaguardare e insistere sulla dinamicità del progetto testuale di ciascuno, senza voler imporre schemi prestabiliti.L'educazione alla testualità deve essere graduale, così come graduali devono essere le proposte testuali stesse. Risulterebbe assai utile, ad esempio, spingere progressivamente gli allievi a divenire autori, elaborando ipertesti, per poi portali alla lettura e, quindi alla produzione di testi analitici.( cfr. la mobilità di cui sopra)
Di fronte ad una lingua parlata così povera spesso e ad una lingua scritta che risente, ancora di più, delle nuove tecnologie di comunicazione che addirittura suggeriscono ( si veda il linguaggio intuitivo T9) cosa scrivere e come, bisogna attivare strategie basate sugli spostamenti, ossia diversificare situazioni e compiti nell'interazione verbale della classe.
Fondamentali divengono la condivisione, la collaborazione e l'interazione verbale nella classe che è comunità di apprendimento.
In questa comunità TUTTE le lingue presenti debbono necessariamente intrecciarsi e dialogare tra loro, l'interazione verbale si sostanzia
-nel creare ambienti di apprendimento diversificati, integrando sempre oralità e scrittura
-utilizzare la funzione euristica della lingua parlata e del parlato in generale
-creare livelli che si caratterizzino per un dislivello informativo, in modo da far confluire nell'ambiente classe una varietà di dati che, poi, insieme, verranno socializzati, condivisi ed integrati.
I miei sono spunti. Potete decidere se approfondire un aspetto o un altro. Il mio consiglio è quello di insistere molto sulla democraticità, sulla trasversalità, sugli assi, in particolare quello diafasico, sulle strategie di mobilità cognitiva e su quelle di interazione e di dialogo.
Buon lavoro.
Eldarissa
Esplicitare le principali differenze tra lingua scritta e lingua parlata in vista di specifici percorsi di sviluppo delle abilità linguistico-comunicative.
Bene, proviamo a tracciare una scaletta.
In primo luogo riflettiamo sulla trasversalità della lingua italiana, da materia con un proprio statuto disciplinare a materia contaminata, veicolo per l'apprendimento.
L'UE, nel definire il concetto di "curricolo per competenze chiave", indica la L1, ossia la lingua madre, come uno strumento base per raggiungere tali competenze. Vi rimando per questo alle otto competenze chiave ed al curricolo verticale, nonché al concetto di longlife learning.
Ne consegue, quindi, che l'insegnamento di L1, collocato nell'asse linguistico, travalica tali confini e si colloca in un quadro più ampio, destinato all'acquisizione del saper fare, e, meglio ancora, per usare una definizione famosa, del "saper fare con ciò che si ha".
L'educazione linguistica è il primo segno di democrazia di una scuola e di un ente di formazione ed educazione nazionale, poiché essa stessa è democratica, garantendo a tutti i mezzi per il raggiungimento del diritto alla parola e, quindi, del diritto alla cittadinanza ed alla cittadinanza attiva.
Il mondo attuale, così influenzato da enti informali di formazione, sta vivendo una sorta di ritorno alle identità dialettali, soprattutto nelle aree interne e nelle classi sociali meno colte, ossia che meno hanno necessità, o meno credono di averne, di esprimersi su più livelli comunicativi e con differenti registri linguistici. Il dialetto, ovviamente, come eredità identitaria e culturale, non va demonizzato né censurato, nemmeno all'interno dell'ambiente di apprendimento scolastico.
Tuttavia bisogna fare in modo che non accada il fenomeno opposto, ossia che alcuni gruppi di persone non si rivelino più in grado di utilizzare la propria lingua madre e, quindi, vengano esclusi dalla partecipazione attiva e democratica alla vita del proprio paese, rinunciando a sviluppare in loro le competenze chiave.
Punto fondamentale dell'insegnamento della lingua, quindi, è il percorrere l'Asse diafasico, ossia l'incontro tra l'italiano parlato, quello degli alunni, e l'italiano "aulico", burocratico dello standard scolastico. Senza questa consapevolezza, ossia senza lo sforzo a voler e dover migliorare le complessive capacità socio-semiotiche e linguistico-culturali per TUTTI non c'è formazione e non c'è democrazia nel processo di insegnamento-apprendimento.
Parole chiave sono:
-mobilità= al fine di raggiungere un traguardo minimo, sapersi dislocare su piani comunicativi diversi, smontando e rimontando le strutture linguistiche;
-dialogicità= l'azione costante del formatore di porre domande, problematizzare senza mai fornire soluzioni precostituite, comunicare intersoggettivamente.
In tal senso, la mobilità si definisce più complessivamente in sintattica-testuale e cognitiva.
Nella lingua scritta, ciò che risulta fondamentale è l'attività di combinare frasi, acquisire e far acquisire consapevolezza delle differenti scale di combinazioni dei testi e delle frasi, salvaguardare e insistere sulla dinamicità del progetto testuale di ciascuno, senza voler imporre schemi prestabiliti.L'educazione alla testualità deve essere graduale, così come graduali devono essere le proposte testuali stesse. Risulterebbe assai utile, ad esempio, spingere progressivamente gli allievi a divenire autori, elaborando ipertesti, per poi portali alla lettura e, quindi alla produzione di testi analitici.( cfr. la mobilità di cui sopra)
Di fronte ad una lingua parlata così povera spesso e ad una lingua scritta che risente, ancora di più, delle nuove tecnologie di comunicazione che addirittura suggeriscono ( si veda il linguaggio intuitivo T9) cosa scrivere e come, bisogna attivare strategie basate sugli spostamenti, ossia diversificare situazioni e compiti nell'interazione verbale della classe.
Fondamentali divengono la condivisione, la collaborazione e l'interazione verbale nella classe che è comunità di apprendimento.
In questa comunità TUTTE le lingue presenti debbono necessariamente intrecciarsi e dialogare tra loro, l'interazione verbale si sostanzia
-nel creare ambienti di apprendimento diversificati, integrando sempre oralità e scrittura
-utilizzare la funzione euristica della lingua parlata e del parlato in generale
-creare livelli che si caratterizzino per un dislivello informativo, in modo da far confluire nell'ambiente classe una varietà di dati che, poi, insieme, verranno socializzati, condivisi ed integrati.
I miei sono spunti. Potete decidere se approfondire un aspetto o un altro. Il mio consiglio è quello di insistere molto sulla democraticità, sulla trasversalità, sugli assi, in particolare quello diafasico, sulle strategie di mobilità cognitiva e su quelle di interazione e di dialogo.
Buon lavoro.
Eldarissa
martedì 5 aprile 2016
OGGI.
oggi, da sola, per
strada, di ritorno da scuola, ho pensato di poter morire. le terre d'altura,
che tante volte avevo sentito madre, sorella, complice, confidente, amica, oggi
mi sono apparse ostili, pronte a spezzarmi, a infrangere la mia esilissima esistenza.
oggi come mai prima ho avvertito la morte del mondo, di questo mondo, così
attento, guardingo, così pronto a divorare ogni essere che ancora pulsa e vive.
un generale invisibile e spietato che non fa prigionieri, che fucila alle
spalle, che si diverte a guardare languire i suoi figli, mai amati, mai voluti
se non per offrirli poi come martiri. ogni singolo metro di asfalto che
divideva gli alberi, ogni casa mal riuscita, vomitata dal gran naufragio
dell'ultimo tremito delle argille, ogni infisso di alluminio, ogni cartello con
su scritto "vendesi" attaccato ad abitazioni abbandonate e sordide
nel loro osceno esporsi di pilastri e di cemento armato, ogni deposito di
materiali edili ormai desueti e fattisi tutt'uno con la roccia denudata,con la
cava aperta nel fianco, ferita sanguinante e mai richiusa, mai curata, ogni
rosa, verde, giallino, bianco dei muri sporcati dall'umidità mi erano addosso,
implacabili, invitandomi,prima, flessuosi e, aizzandomi poi volgari, alla resa,
a una richiesta di tregua che nascondeva -lo so- il supplizio capitale. oggi il
mio sguardo si è fatto più lucido, le mie mani si sono rattrappite in uno
sforzo estremo, nel tentativo di aprirmi un'uscita, un varco da questo luogo
che non è domani, né ieri ma solo oggi, solo ora, solo un adesso circolare,
sempre muto, astioso, stizzito, sempre invidioso del bene, del respiro, della
vita. come i corpi dilaniati delle giovani volpi di marzo, dei porcospini, dei
gatti, dei cani, strazianti lapidi a quel procedere che è invece stare immobili,
testimoni silenziosi e cruenti del compiaciuto e voglioso desiderio di carni,
di fremiti, di battiti che questa terra chiede. gli occhi sempre puntati sulla
preda, semichiusi nello sforzo di puntare chi barcolla, chi sta per cedere, chi
non ha più forze. occhi che precedono mani facili a spingere nel vuoto di cui
si ciba,mandanti di nuovi sacrifici, ingorde, con le fauci spalancate, aperte
senza ritegno a svelare un fondo mai pieno, mai sazio, mai pago. oggi ho
avvertito, con quella parte che conserva l'istinto animalesco e salvifico di
sopravvivenza,e per questo più vero, più acuto, che non c'è vita qui, solo un
inerte resistere, affannarsi, sfiancarsi vano. i dolori di coloro che
percorrono questi luoghi non si incontrano, si inginocchiano su suoli
diversi,pregano a voce troppo bassa, aprono le braccia, tendono le dita fino
all'estremo sforzo ma non si toccano. solitudini ferme con intorno altre
solitudini, disperazioni mai ascoltate che non sanno accogliere altre
disperazioni. nessun andare avanti, nessun progredire, solo un immobile e
risentito stare e stare qui. nessuna speranza , nessun alito di vita, nessun
attimo di bene, una lontananza siderale, come siderale è il silenzio di ultima
stella ormai morta ma ancora visibile nel cielo. nuovi sacrifici pretende
questa terra, ogni giorno nuove vittime, nuovi sacerdoti, asserviti, indolenti,
svuotati,ciechi, canne nel quale soffia il vento di tramontana, corpi senza
voce. nuovi adepti per il suo culto di dannazione e di morte. (e. m.)
Venerdì
Nella giornata di venerdì pubblicherò la seconda parte della Guida al concorso 2016.
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